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"Spesso desideriamo aiutare le vittime, sebbene raramente andiamo oltre l'invio di un assegno e la dettatura del numero della nostra carta di credito all'indirizzo dell'agenzia caritativa che è impresso sullo schermo. Quasi mai l'impegno va abbastanza oltre da colpire le radici del male". In un'epoca in cui le autostrade dell'informazione attraversano il pianeta, le sofferenze degli altri, trasmesse in una forma vivida e facilmente leggibile, sono disponibili all'istante quasi ovunque. La cosa ha conseguenze che pongono due dilemmi etici. In primo luogo, "essere spettatori" non è più la condizione eccezionale di poche persone perché tutti siamo testimoni dell'afflizione, del dolore e della sofferenza. In secondo luogo, abbiamo tutti bisogno di discolparci e di giustificarci. E tutti, o quasi tutti, ci troviamo a dover ricorrere, una volta o l'altra, all'espediente della negazione della colpa.

La riflessione circa le modalità e l'urgenza di un dialogo tra le culture interpella, al pari di altre discipline, anche l'indagine filosofica. Questo volume si propone dunque di esplorare tre itinerari interculturali proposti da illustri pensatori dei nostri tempi: Paul Ricoeur, Raimon Panikkar e Bernhard Waldenfels. Sono poste in evidenza tanto le sovrapposizioni quanto le non meno sintomatiche dissonanze dei tre itinerari, al fine di mettere meglio in luce la feconda complessità del discorso interculturale, capace anche di riconoscere i propri limiti rendendosi perciò disponibile all'ascolto e al confronto con discorsi differenti.

Il massimo teorico della sinistra liberale negli Stati Uniti delinea, facendo riferimento a casi storici e a problemi pratici, i nuovi significati che la tolleranza va assumendo alle soglie del Duemila. Intrecciando l'analisi delle forme storiche finora succedutesi con quello delle varie modalità con cui gli uomini si sono aggregati politicamente, Walzer giunge fino ai giorni nostri e alle questioni nuove che oggi si pongono per la difesa della tolleranza. Nel far questo, fornisce anche una ricostruzione estremamente penetrante delle tensioni e dei motivi di intolleranza, spesso feroci fino alla strage e allo sterminio etnico e culturale, presenti nelle società contemporanee.

II testo raccoglie contributi di studiosi italiani (Pasqualotto, Leghista, Ghilardi, Celli) sul tema dell'intercultura e della globalizzazione. Un interessante viaggio dei pensiero tra Occidente e Oriente, religione e filosofia, pensiero antico e contemporaneo. Questo testo è sicuramente destinato ad alimentare il dibattito internazionale sui temi della filosofia comparata.

Nel contesto globalizzato e multietnico della contemporaneità si manifesta sempre più forte l'esigenza di ripensare la storia e gli esiti del pensiero filosofico, in una modalità che non sia autoreferenziale ed etnocentrica. La filosofia occidentale, in particolare, per poter instaurare un autentico dialogo con realtà di diversa origine, deve rimettere in discussione i suoi presupposti culturali, linguistici, etici, metodologici. 
A partire da queste premesse Alessandra Chiricosta costruisce un percorso a sostegno della necessità di rinunciare a ogni concezione di “universalità”. Dopo aver approfondito i tre differenti approcci filosofici al tema dell'apertura all'altro – multiculturalismo, comparativismo, interculturalità –, l'autrice rileva come quest'ultima sia la più idonea a instaurare un dialogo paritetico, e la mette in opera al fine di gettare una nuova luce sul dibattito che contrappone diritti umani e valori asiatici. 
L'ambito di studio privilegiato è il Vietnam, per la sua capacità di uscire dalle griglie di un “pensiero unico” asiatico con riconfigurazioni e sincretismi originali e per la sua particolare concezione dell'identità individuale che può aprire nuove prospettive etico-politiche alla riflessione filosofica globale.

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