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"Soltanto nel dicembre 2006 il regime cinese ha riconosciuto che la quasi totalità degli organi umani venduti viene espiantata dai corpi dei prigionieri uccisi. Il traffico degli organi umani è iniziato nel 1984 con almeno 100 ospedali specializzati in questa macabra pratica. Nel 2007 sono oltre 600 gli ospedali in cui si trapiantano gli organi dei condannati a morte. L'incremento di questi ospedali e il graduale aumento del numero di crimini puniti oggi con la pena capitale avvalorano il sospetto che in Cina si commini con facilità questa misura di pena per ottenere un maggior numero di organi da commerciare." (dalla prefazione di Harry Wu)

I Quaderni ucraini sono la prima parte di un dittico consacrato ai paesi dell'ex Unione Sovietica. L'autore ha trascorso in tutto quasi due anni in Ucraina e in Russia, raccogliendo pazientemente le parole dei testimoni e dei sopravvissuti di un passato terribile che oggi si trovano a essere gli smarriti protagonisti di un presente ancora più incerto. In brevi capitoli, Igort ridà vita ai ricordi degli ucraini, ci porta con sé a riscoprire un periodo cruciale della storia del XX secolo e ci aiuta a comprendere meglio la situazione di un infelice paese dove un presente inquietante si è sostituito alla terribile eredità staliniana, dove gli omicidi hanno preso il posto dei gulag e la corruzione dilaga. Senza rinunciare all'inconfondibile e brillante eleganza del suo tratto, Igort ha saputo metterlo completamente al servizio delle parole confidate e raccolte, trascrivendo con intelligenza, umanità e rispetto il racconto delle persone in carne e ossa che ha incontrato durante i suoi soggiorni nell'ex URSS. Un libro partecipe che inevitabilmente finisce per cercare di rispondere - sulla base dell'esperienza quotidiana di quei mille invisibili protagonisti della storia che sono gli uomini e le donne comuni - alla domanda: a vent'anni dalla caduta del Muro cosa resta di questa feroce epopea fatta di grandi speranze e di immani tragedie collettive?

Asia Bibi vive con il marito Ashiq e i cinque figli in un piccolo villaggio del Punjab, una regione del Pakistan orientale. È analfabeta, ma determinata a garantire ai suoi figli un futuro migliore, permettendo loro di studiare. Per questo, insieme al marito accetta di svolgere lavori umili e pesanti, E proprio mentre fatica con altre donne, stanca e assetata, Asia raggiunge il pozzo vicino, vi cala il secchio e riempie un bicchiere, dal quale beve a grandi sorsi un po' d'acqua fresca. Ma, inaspettatamente, quel gesto banale scatena l'ira delle sue compagne: lei, cristiana, ha osato contaminare l'acqua che spetta di diritto alle donne musulmane. Nel litigio che si scatena, d'improvviso esplode un insulto: "Blasfema!". In Pakistan, un'accusa simile significa morte certa e il destino di Asia è segnato. Il 14 giugno 2009 la donna viene incarcerata e, nel giro di un mese, un tribunale la condanna all'impiccagione per aver offeso il profeta Maometto. La sua vicenda diviene presto di interesse pubblico: alcuni ministri e politici pakistani si impegnano per farle ottenere la grazia ma pagano con la vita il loro tentativo, assassinati da estremisti islamici, mentre papa Benedetto XVI lancia un appello per la sua liberazione. In questi terribili due anni Asia progressivamente acquisisce una consapevolezza nuova, perché si rende conto di essere ormai un simbolo per tutti coloro che in Pakistan e nel mondo intero lottano contro la violenza esercitata in nome della religione.

L'ultima intervista dell'arcivescovo di Mosul prima del rapimento che gli costò la vita. Le dolenti testimonianze dei cristiani iracheni che fuggono rapimenti, stupri e uccisioni riparando nei paesi della regione e nel Kurdistan. L'eccidio dei protestanti in Turchia e il delitto eccellente contro Hrant Dink, giornalista turco armeno. Un libro che da la parola alle vittime di uno dei grandi drammi del nostro tempo.

Gli arditi dei reparti d'assalto creati nel 1917 per la guerra di trincea sono ancora oggi accompagnati da una leggenda di valore e ferocia alimentata dalle loro imprese belliche, ma anche dal ruolo politico che ebbero in guerra e più apertamente nel dopoguerra, e poi dalla propaganda fascista, che li presentò come precursori del regime e come modello di un nuovo tipo di combattente politicizzato. Questo mito non era mai stato sottoposto a critica storica per l'insufficienza delle fonti archivistiche e ufficiali, per la complessità di una vicenda in cui si intrecciano fattori militari e problemi politici e per il ritardo generale degli studi sulla "grande guerra", questo momento così difficile e ambiguo del nostro passato nazionale. In questo volume Giorgio Rochat, che nei suoi studi ha sempre cercato di unire storia militare e storia politica, affronta per la prima volta le vicende e le leggende degli arditi delle trincee della prima guerra mondiale alla strumentalizzazione fascista del combattentismo. In particolare ricostruisce le origini e il ruolo militare dei reparti d'assalto nel 1917-18, le loro imprese e i loro successi, che provocarono il rapido sviluppo della specialità e la resero popolare. Studia parallelamente il ruolo politico degli arditi, che vennero ad impersonarela volontà di vittoria a tutti i costi, ma anche l'implicito rifiuto delle tradizioni e delle istituzioni dello stato liberale e del suo esercito. E infatti gli arditi subito dopo l'armistizio si schierarono con il nascente fascismo, assumendo il ruolo di punta nell'offensiva antisocialista; erano però troppo legati ai miti della violenza armata e della guerra nazionalista per riuscire a dar vita ad un movimento politico proprio. Sulla base di ampie ricerche sulla stampa e negli archivi della polizia, Rochat documenta infatti come l'arditismo si ridusse ben presto a movimento subalterno al fascismo mussoliniano, strumentalizzato prima dalle molteplici forze di destra che cercavano di inserirsi nel nuovo regime, poi dalla propaganda fascista in implicita contrapposizione all'esercito regolare.

 

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